NON DEVI MAI CHIEDERENon devi mai chiedere ad alcun poetache cosa cantano i suoi curvi versi;solamente la sua anima conosceil vero senso di quelle parole.Ascolta, per te sono i suoni, toccale immagini, cerca pure il segretoprofondo racchiuso nelle metaforesghembe, che nessuno sa rivelare.Non devi mai chiedere ad alcun poetache cosa prova quando scrive versi:se ti aprisse il cuore allora potrestispezzarlo perché tanto delicatoquanto sottili cristalli di neve.Non devi mai chiedere ad alcun poetache cosa sogna: celati nei versi,quelli più puri, non vanno violati.Non devi mai chiedere ad alcun poetala sua anima: non è dono per tutti.
LA MIA CASA HA IL TETTO ROSSO Quando sognavo l'ombra blu del glicinestagliata sul muro della mia casa,non immaginavo gli stessi segniviola sul viso, aggrappati alla guancia.Quando sognavo un prezioso rubinoal dito, scuro come il sangue seccotra i miei capelli, non credevo fossefacile mentire a chi mi chiedeva.Quando sognavo di poter andarevia da quelle mani, per non sentirele grida, non sapevo che di giornodall'alto la mia casa ha il tetto rosso.IN PACE La memoria dell'uomo è troppo breve:il figlio del figlio non parla al padredel padre, non sa della fame muta,se ne parli cresce, né della seteche brucia da dentro. Non sa dei sogniche ti fanno vivere nonostantetutto il resto del mondo stia morendo.Perché l'uomo non vive nella pace?La brama dell'uomo è troppo potente:il fratello si nutre del fratello,senza saziare lo stomaco. Quandonon resterà più nessuna vendetta,finalmente sopra ogni casa il velodel sonno fermerà la mano rossadi sangue, il tempo sarà dell'ascolto.Finché l'uomo non spezzerà la pace.
TRE DESIDERINel ciarpame per quelli che non vedonoviaggi nel tempo di savi custodiapprodati sul banco alla rinfusadalle mani di geniti smarritiin cerca di requie dentro il ciclonedell'incerta memoria. Se questa lampada, presa per casoal mercato, fosse proprio la stessa,se l'unguento da lucido donassetre desideri, null'altro mi mancadavvero, solo una pioggia leggeraa quietare l'arsura.
Giuseppe RandazzoIL DESTINO DI UN AMORE
Poesia
Racconto
Prefazione:Racconto fantasy sul destino di un amore.Inquestoraccontol’angelocustodeeraladeaAtena,avevailcompitodiguidarelavita di Dimaco, un guerriero greco, eroe di mille battaglie, sino al ritorno nella città di Aetos.Ambientato nella Grecia antica. Ci troviamo nel VII secolo, avanti Cristo.RaccontavadiuneroedellaGreciacheaiutatodalladeaAtena,doponumerose battaglieemisteriosepromessediimmortalità,decidevadiviveredaumano,un matrimonio con la bellissima Artide era nel suo destino.L’inizioeraambientatonell’EliseodoveZeusconvocavaAtenapercustodirelavitadi Dimaco.L’INCARICO DI ZEUS PER LA DEA ATENA.La dea Atena veniva chiamata dall'onnipotente Zeus nell’Eliseo.Zeuserapensierososuldestinodegliuomini,dovevaaffidarelacustodiadellelorovite,il maleerasemprepiùpotente,ungiornochiamavaladeaAtenaperaffidareunincarico, ladeaAtenaappenaentratanell'Eliseodisse:“OnnipotenteZeus,sonoatuacompleta disposizione per qualsiasi incarico”.Zeusrispose:“MiafidataAtena,devoaffidartiuncompitodifficile”,ladeaAtenarispose: “Sono qui per servirti, ogni tuo desiderio sarà esaudito”.Zeusrispose:“AtenadeviprenderticuradelviaggiodellavitadiDimaco,uneroegreco stanco dalle mille battaglie, conducilo al meritato riposo e alla sua famiglia”.La dea Atena si congedava da Zeus, per raggiungere l’eroe Dimaco.Dimacoeraunbell'uomoditrentacinqueanni,occhineri,capellineri,fisicoscolpitodi muscoli, una fine barba gli donava un fascino irresistibile.AvevacombattutoperlaGrecia,arruolatodaadolescenteallaguerra,igenitorierano morti in guerra dopo un assedio.AvevasposatolabellissimaOsiride,ragazzadiventitréanni,occhiazzurri,capellilunghi biondi,fisicoatletico,conosciutinellacittàdinascitaAetos,dopoilmatrimonioeranato ilfigliomaschiodesideratoDiomedeo,lamoglieeramortadopolasuapartenza.La guerra allontana Dimaco verso Nasto.LA GUERRA DI NASTO.RivalitàtraAteniesieSpartani,untentativodiimpedimentodirifornimentidigrano provocò la guerra di Nasto.Dimacofuchiamatoallearmi,uneroedigrandibattaglie,desiderosodiritornarenella suacittàdiAetos,conpiùdi80navi,AtenepreparòlabattagliadiNasto,Dimacoeraal serviziodelgeneraleCritos,ottenneunagrandevittoriasuirivaliSpartanichepersero più di 30 navi.IL VIAGGIO VERSO AETOS. ISOLA DI OGIGIA.LadeaAtenaavevaconsigliatoaDimacoilviaggiodiritornoversolacittàdiAetos, Dimacoavevaavutounpremio,ilmeritatoriposo,unanaveadisposizionecondodici uomini per il ritorno nella città di Aetos.Comeesisteilbene,ancheilmaleopponevalesueforze,lanaveavevaaffrontatouna grande tempesta, era costretta dai venti ad accostare nell'isola di Ogigia.L’isola era abitata da giovani donne ninfe, la ninfa Deiopea regnava sull’isola di Ogigia.L’unionepassionalediunaninfaconpoteridivini,uneroeumanolontanodallasuafamiglia,unostranosortilegioimpedivailritorno,forzedelmalesiopponevanocome Poseidone re dei mari.
LadeaAtenaconsigliavaaDimacoilritornoallapropriafamiglia,l’amoreelapassione trattenevano Dimaco nell'isola di Deiopea.Deiopeadopoannidiamoreepassionedichiaròilproprioamore:“Dimaco,miounico amore,vogliosposarmiconte,viverepersempreinquestabellissimaisola”,Dimaco onoratodalladichiarazionerispose:“AmotedolceDeiopea,malamiafamigliami attende”.Deiopeadelusadallarispostadisse:“Tioffrol’immortalità,sonounadea,non dovrai più soffrire, provare dolore, vivrai nella felicità eterna”.Dimacorispose:“Onoratodiriceverelatuapropostadiamoreeterno,mapreferisco vivere e morire da uomo”.IL VIAGGIO VERSO AETOS. L’ISOLA DI CORCIRA.Lanaveabbandonòl’isoladiOgigia,Dimacoedodiciuomininavigandoversolacittàdi Aetos,PoseidonerivalediAtena,provocòuntemporale,l'altamareaaffondòlanave, dieciuominisisalvarononuotandoversol’isoladiCorcira,ilReNereidegovernainpace questa isola greca vicina alla città di Aetos.IlReNereideerarimastovedovodopolamortedellamoglie,unicafigliaerala bellissimaArtideunaragazzadiventitréanni,occhiverdi,capellilunghicastani,fisico magro.DiprimamattinaArtideraggiunselaspiaggia,insiemeallesueancellesiprese curadeinaufraghi.ArtideeralafigliadelReNereide,unadolceragazza,amavagli uomini belli, coraggiosi, leali, rimase affascinato da Dimaco.Dopoalcunigiorni,idieciuominivenneroaccoltiacorteperlepresentazioni,Dimaco disse:“RingrazioilReNereideelacittàperlecure,accoglienza,anomedituttiimiei compagnidiviaggio”,ilReNereiderispose:“Sonoonoratodellavostrapresenza,siete benvenuti nell’isola di Corcira”.Dimacorispose:“Abbiamoviaggiatopermesiinmare,unatempestaeleondehanno distruttolanostranave,un’amnesiamihacolpitodopoilnaufragio”.IlReNereide disposevisiteaccurateperDimaco,imedicinonriuscironoadecifrareecurare l'amnesia,Artidesiavvicinòedisse:“Dimaco,sonoArtidefigliadelre,tihoprestatole cure nella spiaggia dell'isola”.Dimacorispose:“Grazieperl’assistenzael’accoglienzaArtide,nonricordoilmionome, il mio passato”.L’AMORE PER ARTIDE.Passarono mesi e Dimaco e Artide si innamorarono.DimacoeArtidesifrequentanoperalcunimesi,ilrefucontentodellastoriad'amore,il fidanzamento era stato annunciato.Ungiocopopolarevenneannunciatoilgioco“Tiroconl’arco”,dalladistanzadidieci metriilconcorrentedovevautilizzarel’arcoecentrareunbersaglio,numerosiconcorrenti eseguirono la performance.LadeaAtenaavevaunpianoperfarericordareilpassatoaDimaco,laspecialitàdi abilitàdiDimacodiestenderel’arcoelaprecisionedeltirodellafreccia,Dimacosi apprestavaallatensionedell’arcoealtirodellafreccia,uncentroperfettonelcuoredel bersaglio, una gioia infinita per il re e la dolce Artide, una prova di valore.Passaronomesi,ilmatrimonioerastatoannunciato,molticompagnidiviaggio raggiunsero la città di Aetos, la dea Atena ritornò nell'Eliseo.ZeusconvocòladeaAtena,edisse:“L’amoreeilliberoarbitrioguiderannolevitedi Dimaco e Artide”. La Dea Atena rispose: “Onnipotente Zeus, lascio con piacere il mio incarico”.Zeusrispose:“L’amorenascespontaneotraunuomoeunadonna,saràilloroamorea decidere il loro destino”.L’incaricodivegliaresuDimacoerastatorevocato,l’amoretraDimacoeArtideperil libero arbitrio veniva affidato ai loro cuori.
disperazionesilenziosa,dopoaverfattoall’amore.Edatantotempo,ormai,l’amorenon c’era,neeramancatalapossibilità.LadifficoltàdicomunicareperKitsitraducepoi nell’ultimapartedelTèneldesertoinundialogopuramentecorporeo-leparolesono deltuttoincomprensibili-nell’affondarenell’abissodellacarnedichinonsiconosce,per trovareilsensodellavita,smarritodefinitivamenteconlamorte.Ladonnaamericana vieneviolata,èreclusainunagabbia,conlepaginedeldiariocreaunameravigliosa cornice,unatendaperilsuolettoabaldacchino,nell’accampamentodiBelqassim.Kitè comeunabambolaracchiusadentrounascatola,unmonileneldeserto,sottouna spessacoltredisabbia,traledune.Addirittura,lasuavaligiastranieraattraeglisguardi dellealtremoglieseducepiùdellasuapersona.Ilgestodipassareilrossettosulle labbra,primadellafuga,destaunagrandemeraviglia.Leinonhamaismessodi truccarsi.Nascondersiagliocchideglialtriènascondersidasestessi.Avolte,essere prigionieridiqualcunaltroèunalibi,chechiamiamoamore.Nelfinale,KitincontraPaul Bowles,èilcortocircuitofralibroefilmchesichiudeconilcelebre,imprescindibile, epilogo:“Poichénonsappiamoquandomoriremosièportatiacrederechelavitasiaun pozzoinesauribile,peròtuttoaccadesolouncertonumerodivolte,unnumerominimo divolte”.Infineuntramaffollato,pienodiscaricatoridiporto,intutablu,lagente dentrocheondeggiainpiedi,lametaforadellavita,lelucifiochechevacillano.Gira l’angolo,iltramscampanella,insalita,lamusicaassordante,lafollariempielestrade, avvicinaedificisquallidi,sivedonolelucidelporto,arrivaalmarginedelquartiere arabo,sifermaalcapolinea.LavedovadiPort,Kit,intanto,hasilenziosamentelasciatoil taxi,abbandonandosi,senzascampo,all’inconsapevolezzaeallavanaricercadiun senso nella vita.
Linda Terziroli L’ISOLA DI K
Racconto
Qual è stato il suo primo pensiero? Mi racconti dell’isola.Dell’isola di K?Sì. Tutto parte da lì mi ha detto la volta scorsa.La prima volta intende?Certo. Mi racconti dell’isola di K.Si trova comoda sulla poltroncina? Vuole che chiuda la finestra? Le dà fastidio?No,vabenissimo.Nonamotroppoilsilenziodellestanzechiuse.Poi,allettino, preferiscolapoltroncina.Sepensoaqualcosadiparticolare,chesonocertadiaver vissuto,mivieneinmentecheungiornocapitòunfatto.MiasorellaLidiaeioavevamo decisoditrascinareinvacanzamiopadre,inpienoagosto,portarloavisitarele necropolietrusche.Aluipiacevalastoria.Questipiccolicimiterisorgonodallaterra cometantepiccoletaneneicampiondulatieassolati,cipuoiinciampare:sonoscrigni colmiditesori.Dentro,nelfrescodiunadiquelletombecosìparticolari,all’ombradiun affrescosonoriuscitaasentireancoraquellavoce,maerapocopiùcheunbisbiglio,un sussurro.Ancheamiopadre,cheavevaunafoltabarbabiancachegliarrivavaasfiorare ilpettoinduepunte,eraparsodisentireunavoce.Ecosìnonerol’unicaaesserein contattoconquellacosa.Era,forse,unadoteereditariael’avevocertamentepresada lui.Sentireunavoce,osentirelevoci.Quandotiscappadidirloingiroperforzati prendonopermatta.Nellacasettadilegnocheavevamoaffittato,nelbelmezzodiun boscodipinimarittimi,accaddeanchequellavoltaqualcosadimoltostrano.Avevamo presoladecisionedifareduepassi.Camminarelungolaspiaggiaapiedinudidinotte, ilchiaroredellalunapienabagnavalasabbiafinissima,finalmentefredda.Aduncerto punto,miasorellascompare.“Lidia!Lidia!”Chiamavoioechiamavamiopadree,in quelmomento,misembravacheluimivedesseperlaprimavolta.“Chiseitu?”mi chiese.Sembravadileggeresulsuovoltounosmarrimento,comedibambino.Correvolungola spiaggiabagnatadalchiaroredellalunachesembravaimprovvisamenteallungarsia vistad’occhio.Unalunasemprepiùgrandeall’orizzontecheparevagettarsitraleonde delmare.Correvo,correvoenonriuscivoascorgeremiasorella,danessunaparte. Avevo il fiatone. Le lacrime si bagnavano di sudore.Unafittaacutissimanelpettomitagliavailfiato.Lachiamavoelachiamavo.“Lidia! Lidia!Dovesei?”Miopadresierasedutosuunosdraiodilegnoconlavernicescollata, abbandonatodasecoli.Avevagliocchiapertiallaluna.Sembravaassorto,comein ascolto.All’improvviso,delleluciscintillavanosullaspiaggia,vicinoallapineta.Correvo versounpiccolofalòchevedevosopraunadunaall’orizzonte.“Saràlì,traquel gruppettodipersone”midicevo.Nonappenaarrivaialpiccolofalò,arottadicollo,mi guardaronotreuominidaicapellilunghiestropicciati.Ilorovoltisolcatidalleombreche danzavano dalle fiamme saltellanti.“Avete visto per caso una ragazza mora? Si chiama Lidia”. Nonparlavanoitaliano.Suilorovoltiilluminatidalfuocolampeggiavaunosguardo sinistro.Avevanogliocchirossi.Mispaventai:improvvisamentemisembravadivedere trelupichesispartivanoilbottino,conunlanciodidadi.Traleluciincertedelfalò,lessi illorosguardoavido,tralemanistringevanocartecondisegniamesconosciuti. Arabeschienumeriincomprensibilierovesciati.Lemaniincollateallecarte,comeartigli. Icapellistropicciati,appiccicatialvolto,potevanoprenderefuocodaunmomento
all’altro.Perlaprimavoltasentiilavocedelsogno.Eracomprensibile.“Allontanati”mi diceva.“Allontanati”ripetevacomeunbisbigliodentrolemieorecchie.Senza aggiungereunaparolaesenzasalutare,girailespalleecorsiversomiopadrecheaveva oragliocchisemichiusi,sembravaunbambinoaddormentatoconunaenormebarba biancaappiccicataalmento,percarnevale.Disperavoditrovaremiasorella.Ancorauna voltalamiavitamisembravaunamontagnadascalare,leparetiscivolose.Piansi disperata,guardandoilmareorainghiottitodalbuio.All’improvvisounavoce.Lasua. “Licia,dovesei?”.“Liiiii-cia!Dovesei?”Miasorellamichiamavadalleondedelmare. Avevafattoilbagno.Noneradaleifareunacosacosìavventata,addiritturaunbagnoal buio.Leondedelmareeranobellissime,ilmaresembravaunabbracciomaternocheti cullava,tidicevadiabbandonareogniindugio.Eracaldo.L’acquaeracomeilcorpo.Lo stesso calore.“Ho sentito la voce del mare, sai” mi diceva Lidia. “E che cosa ti diceva?”“Non riuscivo a distinguerne le parole” “E come lo sai che era la voce del mare?”“Nonsaprei,peròeracomelavocedellamammachetichiamava.Eranosolodeisuoni, ma tu sapevi che dovevi andare perché era lei che ti chiamava”.“Ma non avevi paura?”“Come si fa ad avere paura della propria madre?”Mi parli ancora una volta dell’Isola di K.Diqueigiorniprimadipartirericordoisogni.Avevoiniziatoatenereundiarioperché nellanottearrivavosempreall’isoladiK.Lacosastranadiqueisognièchelamiabarca dilegnononriuscivamaiaormeggiare.Vedevo,sull’isola,diun’etàindefinibile,mia madre,unacamiciabiancatraforata,dicotone,icapellineriliscisemprepiùlunghi, sembravanorampicanti,arrivavanofinoatoccarel’acqua.Sidicecheaicorpideimorti continuinoacrescereleunghieeicapelli.LeimichiamavaLicia,comeavevadecisoper lasuagrandepassioneperlastoriaanticaoalmenoquestaeralaversionedimiopadre chemiavevarivelatoprimadidelirare,quandoancoramichiamavapernome.Ilmio nome.Maquandoesattamenteavevafinitoperignorarelamiavitaesovrapporlaa quelladimiasorella?Nonc’ènientedipeggiocheattraversareunasventuradopo l’altra.Leiavevaunsorrisochenonhopiùritrovato,caldoedistante,scaldavacomeun balconedilegnoalsoleesoloiosapevoquantocivolevabene.Manelsognolabarca nonarrivavamainelporticciolodell’isoladiK,soloduemolidilegnotraballante.La sabbiafinissima,l’acquacristallina,vedevolecasedeipescatorieunandirivienidireti. Dov’eramiamadrenelsogno?Impigliatatraunareteel’altra,isuoicapellisi intrecciavanonelleretideipescatorichedaunlatoimbrigliavanodall’altrodistricavano lereti.Eiononapprodavomai.Eranosognisfilacciati.Liritrovavosulmiocuscinoal mattino,insiemeapiccolissimeconchiglie.Otralelenzuola,trovavounaconchiglia piccolissima,pungente,migraffiavoe,inquelmomento,ricordavoilsognoappena sfumatoall’orizzontecomelabrumadelmattino.Eracomeunafotocheavevibisognodi rivedereperché,nonappenalamettevivia,tidimenticavilineamenti,sfumatie scomparsicomeciuffidinuvolenelcieloazzurro,oschiumadelmare.Ripresiachiamare Lidia.Dovevofarechiarezza.Miasorella,dopoquelbagnonotturnoincuieroconvinta di averla perduta, fondava una vita totalmente nuova: era incinta.
Hoattraversatountempodalleintercapedinistrane,incuil’iocheerostatahadovuto fareiconticonpolverisubdolamentespersonalizzanti.Èstataunaduraprovadi passaggiotrailciòcheerostata,ciòcheavevosofferto,lanuovamecheneeraemersa equellafuturachevifacevacapolino.Sonoapprodataaunanuovapersonaintentaa catalogareunimmensopassatoinunpresenteristrettodaglispaziinadeguatialle provvistedaimmagazzinare.Stoorafacendodagiudicedipacealledisputeineliminabili traivaricassetticomunicantieicassettidallospazionegatocheancoravicercano patria.Laconsapevolezzalatentedell’armonia,chepiange,làdoveèstatasacrificata, nonhamaismessodiprendermipermanoediportarmiallaportadelcuore,doveci sono note che gridano perché io le suoni.*“Luièpartitodinuovo,ma…questavoltanontornerà”.Hocomunicatoconqueste parolealmondolamortedelmiosposo.Ilmioamato,centrodellavita,delmondoe dell’intero universo, se n’è andato. *Lasolaspiaaccesasuuninterruttoreeratremulacomelavisionedellasolitudinesilente concuiquellatardaoraavvolgevadiarcanol’assenzadirespirodicoluicheaveva messoinriga,nelmondo,capidiStatoeuominipotenti,formatoinnumerevolicervellie risoltoproblemidiportatamondiale;dicoluicheerastatol’uomopiùmite,pacifico, buono,dignitosoegenerosocheilmondoavesseospitato;dicoluiche,mentregli laceravanolapartepiùintimaconuncateterenonnecessarioeconincompetenza criminosaelofacevanosanguinarecopiosamenteepeggioravanoiltuttoconun cateterepiùgrossocheglistrappavaurladisumane,gliprelevavanosanguee iniettavanodiureticiaquintali,ognimezz’ora,eglinegavanoognigocciadiacqua, azzerandogliglielettroliti,siscusavaconisuoiaguzziniperilfastidiochearrecavaloro… Avevopensatochemaiospedaleavesseospitatopersonaggiopiùdegnodirispetto, gentilezza e decoro. *Nonmiparlavaenonmivedeva.Giaceva,indifeso,morbidoecaldocomecarnedella miacarne.L’uomomeravigliosocheeralamiavita,ilmiomondovicinoelontanoeil miointerouniverso,nonrespiravapiù.Battevaormaisoltantonelmiopetto,conilmio cuoredicarnesventratodallasuapresenzachegiàdolevanell’assenzasubdolamente crescenteenegliultrasuoniinesistentieppurelaceranticorrispondenti.Chiamaredolore ciòcheprovavononècheiltentativomancatodellacreazioneimpossibilediportetrail menounoelasuccessioneillimitatadellanumerologiaindeterminatadell’infinitomai quantificato.Chipuò,sullaterra,scandagliareleprofonditàabissalidell’animoumano… senonl’Unocreatorechedisuescintilleneintridel’essenza,ognivoltachenasceun bambino che poi sarà uomo?*La cosa ha una peculiarità senza inizio né fine o senza capo né coda.È una di quelle immisurabili, indescrivibili e non configurabili realtà non realiche non cadono sotto i sensi umani,sì, perché si sente dire, ripetere e affermare ma non si può constatarenel senso razionale del termine e, perciò, non si può catalogaretra le certezze acquisite e accettate.No, non è da pazzi, perché, vedete, potete anche diree ridire che la morte sia la cosa più certa e “accertabile” che ci sia, maquesta è l’assurdità più assurda mai affermata.“Morte” è cosa inaccettabile, inammissibile, deprecabile, orrenda.È fine e chiusura. È assenza totale e definitiva.È il non numero, il buco nero, l’assenza di luce e di speranzae non si può accettare.*
Il mio amato, la luce dei miei risvegli e del mio respiro,colui che ha conosciuto del mondo meraviglie e drammi,ha svelato i misteri delle aurore introvabili e si è specchiatonei sorrisi e nelle lacrime di lingue e imprinting di umanità e maree,ha solo subito “un cambio di sostanza”, passando nella geografia senza tempodell’immenso divino che di vita è patria e non di morte.*Lungolastrada,mentreguidavo,attraversoilparco,etrinceravolamentenell’atmosfera deglialberiimmemorieindifferenti,pernondoverrassettareigorghidisordinatidelle sensazioni-premonizioni-emozionirivoltose,c’erastatounmomentoincuiluisiera voltatoemiavevafissatocondolcezzaimmensa.Nonavevaparlato.Avevasulvisoun sorrisocheemanavaluce.Iltempoelospaziodentroefuoridell’autosieranofermati. Maiavevovistoqualcosadisimile,innessunluogodelmondovastocheavevo conosciuto.Perunattimo,ilvoltodiluimiavevaconvogliatounamorecheeracomeil riverberocrescentedell’auroraemiavevacompresoinsiemealuiinunanelitoillimitato giàprotesoversounaltroveinfinito.Perunistanteequivalentealladuratadellascintilla chebrillaesispegneancorprimadidarmododicapirechehabrillato,mierosentita contenutanellabollatranslucidafattadiuntemposenzatempochedaluimiritornava comeunaddiodolce,rassegnato,consapevole,pazienteeabitatodaunrimpianto dolorosoeinsiemeradiosochemiavevatrapassatocomeunalama.Nonerastatoche unattimo,unodiquegliattimiche,coincidendoconl’eterno,immortalanoerendono indelebileilricordo.Lasuaimmaginecosìtrasfigurataelucenteerarimastascolpita nell’abitacolodell’auto,sullosfondodelvialealberatochescorrevaall’indietro.Ioero rimastaconilpensieroimmobilesulleparoleassentieconilrespirocontrattoamezzo petto,invocandosuquelbarlumedidivinospifferolanecessitàdiguidaresenzaandare asbattereeunarealtàincuiquelricoverodiluisarebbestatoseguitodalledimissionie dal ritorno a casa, come tante altre volte. Avevomessoquellospifferodieternolàdovetenevotuttiiricordiunicieloavevoperso, inrealtà,perchénonavevofrenato,nonmierofermata,nonavevodomandatoalui nullanédettoofattoqualcosadimemorabileediraro.Avevocommessol’erroretipico reiteratodall’interaumanitàche,ognigiornoeinogniangolodimondo,ètestimonedi barlumidieternitàsenzasaperlo,senzasoffermarvisi,senzafarnetesoro,senzaafferrarli a piene mani e metterli al di sopra dell’andirivieni frenetico dei giorni mortali.*Èladataincuiluisfidavaqualsiasiforzadellanaturaopericolo,perfarmigiungere, dagliangolipiùsperdutidellaterra,unsegnodelsuoamore.Lospiritoeilcorpomi dolgono. La mia mente grida. Prendo una penna e scrivo: “Ti ho sceltoed eri un giramondo.Avrei dovuto capire che saresti fuggito.Nel tuo sempre senza ritorno il mondo feritonon mi corrisponde.Il respiro della vita si è perduto”.*Pensoaisuoiritorniepiango.Lapennasianimadianarchiaescriveparolechenonso di pensare: “L’amore è aspettativa di gioia,attesa di te, la pasqua di festa.L’ansia di gioia che assale il vortice distratto del cuorenon sa perché ti sente in arrivo eti ama nel sempre del sole lucentedel tutto che seie del tempo indiviso del respiro che non muore.”
Serena Rossi
Poesia
…Passi stretti nelle calze larghe di Nataletra i sorrisi regalati insieme ai pacchetticonfezionati.Ci amavamo.Arrivavo tra i muri di nebbia.…Una pioggia di sensinote distrutte di malinconia, voci.Soffusa la luce mi abbattein una mattina buona.Dove sono le erbe che mangiavo cotte dalla nonna.Quelle verdi dei prati della montagna,dove siamo finiti ora?Incerti come lumache della Borgognabuoni solo per i passi spediti dei soldaticosì ci ritroviamo solisulle barche della laguna, spessa.Guardiamo lontano quelle di là, le navi.Zeppe di turisti che sanno la noianoi senza ali restiamo stesi al domani.
Kiev, febbraio 2026Compresse esauste,oppresse nelle scatolette chiusee limitate da piccoli prezzi.Dove la sera segna il punto.Dove la speranza è svanita con la guerranelle città al buio, al freddo, nelle tendedove si vive sognando di sopravvivere.
FoglieFoglieA terra stanno stese come pensieri stanchiDopo pomeriggi di lavoroSotto maschere di indifferenzaDei centri commerciali riempiti di Adolescenti.Serate malinconiche di halloweenA chiederei perché alla lunaSotto fard appena accennati e Visi sconvolti da un altro incidente.Poi ci ritroviamo soliNei bar a chiedere un cappuccinoE un bicchiere di acquaLeggendo il fondo di giornali dell’altro ieri.
Serena Rossi
Libro di Poesie
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Ileana Andrei
Poesia
Dove sei?Le ombre senza un volto mi parlano,recidono fiori nel giardino segreto dei sogni senza voce,deturpano con schiamazzil’incognita del vegliante riposo.In punta di piedi mi alzo,ma non arrivo alle vette del ristoro.Col dito salivatocancello il ponte dei legamisfalsati dal tempo,strisciando, lumaca senza guscio,tra le falde impudiche di memoria.Ti cerco nel freddo sacrificiodi una canna di fucilealla morte…e non ti trovo.Ma dove sei amore? Dove sei?[Nessuno mi risponde.]
La quarta casaMi chiameraiquando l’invernoplacherà la nostra seteche brucia oltre il corpo.Febbre instancabile, tormento nelle tue mani, febbre instancabile,fluttuante nelle mie maniche sfiorano la fiamma,nonostante io sia un cancrodai passi avanti superati da quelli indietro, ben nascostinella mia quarta casa,di giorno rabdomantedalle radici d’acqua,di notte argentoafferrato alla luna.
Linea ondulata dell’acquaUna mano insegueil ritornello dell’onda,l’altra raccogliefrantumi argentei di luce,illuminando l’abissodelle doline apertetra me e un pensieroassorbito dal canto fermo della risaccae lo sguardoperdutamente si perdenell’appassito rumoredi un geode.Ascolto come si fa buionell’eupnoico ritmo della serae tutto sfugge alle mie mani,inseguendo la linea ondulatadell’acqua.
Ileana Andrei
Libro di Poesie
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MaternitàCome l’essenza di un profumo,un frutto che matura al buio, sei arrivata Tu,ed io ho imparato in frettacome allinearmi al tuo respiroe ti tenevo stretta,un dono sacro tra le mie bracciafluide di stanchezza.Nei campi di lavandadei tuoi occhi curiosi,che mi fissavanotra una poppata e l’altra,scorrevano le notti bianche di febbraio,poi ti abbandonavi a mee ti addormentaviall’ombra della mia faccia.